
L’industria siderurgica europea dovrà abbandonare la produzione di commodity d’acciaio. Questa la previsione di Jean-Luc Maurange, vice presidente di ArcelorMittal, e di Dimitry Scuka, Ceo di Evraz Europe, durante lo Steel Market Outlook, convegno dedicato all’andamento del mercato dell’acciaio al carbonio che si è tenuto nel corso della quinta edizione della manifestazione Made in Steel. Maurange, numero due del gruppo leader globale della produzione siderurgica, ha dichiarato di non vedere futuro «per le acciaierie europee che realizzano esclusivamente commodity». Queste attività sono destinate a ridursi o a trasformarsi, virando «su prodotti ad alto valore aggiunto, non solo destinati all’automotive, ma anche, per esempio, all’edilizia». Lo stesso punto di vista è condiviso anche da Dmitry Scuka, che prevede «la morte della parte a monte dell’industria dell’acciaio europeo entro 10 o 15 anni». Il vecchio continente, quindi, non sarà più un produttore primario, ma si concentrerà su «prodotti finiti ad alto valore aggiunto e diventerà importatore di semilavorati, specie da Russia e Ucraina». Per ciò che concerne il mercato, Maurange ritiene che «il minimo della domanda globale sia oramai alle spalle». Purtroppo, però, «l’Europa resta in recessione, sebbene i ritmi del declino stiano rallentando». La situazione della richiesta mondiale, ha precisato Pierre Mangers (executive director performance improvement Ernst & Young), dovrebbe rimanere la medesima a livello mondiale sino al 2020, con la domanda in costante crescita sino a quando la Cina, appunto tra sette anni, raggiungerà un consumo di acciaio di 600 kg pro capite.
Le problematiche per il settore siderurgico, oltre alla contrazione del mercato interno (sia italiano sia continentale), sono legate per il dirigente di ArcelorMittal ad elementi «non direttamente dipendenti dalle imprese: costo dell’energia non competitivo e vincoli stringenti sulle emissioni di Co2, limiti che dovrebbero essere omogenei e non diversi da Paese a Paese». Per questi motivi, Maurange non esclude la valutazione di «misure di protezione: l’Europa è l’unico mercato realmente libero, ma non è detto che questo sia sempre un vantaggio». Mangers ha approfondito la tematica relativa alle dimensioni medie d’impresa, soprattutto in relazione a quelle dei fornitori di minerale ferroso: «i produttori siderurgici – è convinto Mangers – dovrebbero collaborare e fare massa critica stringendo alleanze e mettendosi al riparo dalla volatilità che non consente di calcolare i costi in modo puntuale».
Entrando più nel dettaglio delle materie prime, secondo l’executive chairman di Stemcor, Ralph Oppenheimer, «le quotazioni del minerale ferroso scenderanno sotto i 100 dollari la tonnellata entro due o tre anni; mentre il rottame sarà più stabile, anche se tendenzialmente si ridurrà». Infine, Achille Fornasini,
chief analyst di Siderweb, ha sottolineato che «le politiche monetarie di Stati Uniti, Europa e Giappone sono orientate al massimo ribasso possibile del tasso ufficiale di sconto». In Europa, però, a differenza di Usa e Sol Levante, «non ci si decide a optare per immissioni di liquidità nel sistema, che potrebbero fungere da stimolo alla ripresa».
Nella terza giornata di Made in Steel si è tenuto inoltre lo Stainless Steel Market Outlook, incontro dedicato al mercato dell’acciaio inossidabile. Nel corso del convegno Susanne Peiricks, numero uno europea di Schmolz-Bickenbach, ha previsto che «la domanda complessiva di prodotti lunghi in acciaio inox crescerà fino al 2016 del 4% - ha spiegato -. In particolare nel comparto automotive le nostre stime parlano mediamente di un impiego di 5 chilogrammi di lunghi in inossidabile a veicolo, il che si traduce in una necessita globale di almeno 530 mila tonnellate all’anno che salgono a 950 mila tonnellate se si considerano anche gli scarti di lavorazione, numeri che per l’Europa si traducono in 120 mila tonnellate di esigenza per 210 mila tonnellate di richiesta potenziale». Per Makrus Moll, managing director di SMR, nel 2013 in Italia «non ci sarà una ripresa dei volumi quanto piuttosto nella marginalità».

Il mondo dei trasporti, da qui al 2050, subirà una radicale modifica. Lo ha previsto durante il convegno “Car, trucks and rail: sustainable trends”, che si è tenuto nella terza giornata di Made in Steel, Peter Fuss (senior advisory partner automotive Ernst & Young). I trend che si concretizzeranno nei prossimi decenni saranno la riduzione progressiva delle emissioni inquinanti, la trasformazione dei produttori di veicoli e le collaborazioni tra imprese. «La mobilità dovrà essere reinventata nei prossimi anni – ha spiegato – in seguito al forte incremento dell’urbanizzazione a livello globale, che porterà ad un raddoppio delle distanze percorse: nel 2050 si viaggerà su veicoli per 73.000 miliardi di chilometri». Ciò, però, avverrà in maniera nuova: dal mero possesso di automobili il cittadino passerà alla mobilità integrata, che unirà in sé «servizi pubblici, trasporti innovativi, car-sharing o bike-sharing». Questo nuovo paradigma porterà anche a profondi cambiamenti nella struttura dei produttori di automobili e veicoli commerciali, che da «produttori e venditori di hardware passeranno a fornitori di servizi di mobilità completi».
È invece uno sguardo più a breve termine quello di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA. Il numero uno dell’associazione ha sottolineato che nel 2012 «il mercato globale dell’auto è cresciuto del 5,1%, superando gli 80 milioni di veicoli. La crescita, però, è segmentata e disomogenea». Soffre in particolare l’Europa, con un -8,4% rispetto al 2011. In particolare l’Italia ha immatricolato 1,4 milioni di vetture, con una riduzione del 19,8% rispetto all’anno precedente. Per l’anno in corso Vavassori prevede che «le immatricolazioni di automobili in Italia scenderanno tra il 7% ed il 10%». Il medesimo destino toccherà anche «ai veicoli commerciali leggeri». Il mercato «continua il trend visto nel 2012. Siamo ancora in territorio negativo e, ad oggi, manca anche il primo ingrediente per la ripresa, cioè la fiducia. La crisi però va attraversata, come hanno fatto gli Stati Uniti, che dal 2009 ad oggi hanno saputo ristrutturare la propria industria automobilistica ed oggi crescono a doppia cifra. Ci vuole freddezza e consapevolezza che la congiuntura è molto complicata, ma anche che non può durare per sempre. Non dobbiamo mollare».
Infine, Martin Linqvist, CEO SSAB, si è concentrato sul rapporto tra acciai ed industria dei trasporti. Il presidente della società svedese ha spiegato che «sicurezza e questione ambientale» saranno i punti chiave dello sviluppo dei trasporti. In quest’ottica «l’acciaio può offrire infinite applicazioni», in riferimento per esempio agli acciai dual-phase. «Un materiale importante soprattutto per veicoli commerciali, camion in primis: con i grandi produttori abbiamo contribuito allo sviluppo di acciai saldati in modalità nuove per garantire nuove prestazioni diminuendo peso e consumi». Sui veicoli civili, invece, «si lavora principalmente a componenti per la sicurezza». Una grande opportunità, i nuovi materiali, perché «sebbene l’Europa sia più matura in questo campo, si affacciano Paesi particolarmente interessati alle tecniche e ai materiali d’avanguardia che tutelano l’ambiente».

Per l’Italia la parola d’ordine nel futuro dell’energia sarà efficienza. In quest’ambito, infatti, si concentreranno le possibilità di sviluppo e di investimento per le aziende italiane. Che però dovranno fare i conti con una sempre maggiore concorrenza proveniente dall’Asia. Lo ha spiegato durante il convegno Power & Utilities: steel for Energy and oil & gas application, che si è tenuto durante la quinta edizione di Made in Steel, Gianfranco Tosini (responsabile ufficio studi Siderweb). «Oggi l’Italia è uno dei paesi a maggior efficienza energetica a livello globale – ha detto Tosini -. Ciò nonostante si concentrano qui, nell’ottimizzazione dei consumi, le possibilità di sviluppo per il nostro paese e per l’Europa». Per ciò che concerne la generazione di energia, invece, «bisogna sfatare un mito: le fonti energetiche tradizionali rimarranno di gran lunga le più utilizzate: nel 2030, infatti, ancora tra il 75% e l’80% dell’energia globale sarà prodotto con queste materie prime, che saranno alimentate da risorse estratte in modo non convenzionale, come lo shale gas. Basti pensare che gli Usa, nel 2020, grazie a questi processi estrattivi saranno i secondi esportatori mondiali di petrolio, superando il picco produttivo degli anni ‘70». Per l’Europa «c’è una buona disponibilità di risorse che potrebbero essere sfruttate, ma rimane un grave problema di compatibilità ambientale». Passando al nucleare «oggi il 44% della produzione globale di energia nucleare è concentrato in Europa, ma in futuro, da qui al 2030, la frontiera si sposterà in Asia, con 59 centrali delle 138 che sono programmate o in costruzione che saranno nel continente asiatico». Anche nelle rinnovabili, infine, l’Asia è il futuro. Anzi, è già il presente: la Cina infatti è già leader mondiale nella produzione da fonti rinnovabili, settore dove «l’Italia è ai vertici mondiali nel fotovoltaico (seconda al mondo) e nel geotermico (quinta). Qui c’è grande spazio di crescita per l’Europa, che nel 2030 salirà almeno al 36% della produzione complessiva di energia da fonti rinnovabili, contro il 21% attuale». Guardando al futuro, con i tassi di crescita sempre maggiori nei paesi asiatici per le aziende italiane la grande sfida sarà «rimanere competitive e riuscire a fornire componentistica ed impianti ad imprese e stati molto lontani geograficamente».
Secondo Giuseppe Ferrario (chief executive officier Siemens Vai) «mantenere “la testa” di un’azienda in Italia, con i consumi all’estero è sostenibile, soprattutto nel nostro settore. Nell’energia le competenze, la sensibilità tecnica ed il know how si acquisiscono in moltissimi anni, non si possono trasferire da un giorno all’altro».
Andrea Isabella (partner Bain & Co), ha invece sottolineato le prospettive per l’acciaio nel settore energetico. «Oggi il comparto energia consuma il 5%-6% dell’acciaio mondiale, è quindi una nicchia ma di grande qualità, con prodotti sofisticati ed un’alta richiesta di servizio». Soprattutto nell’oil & gas, «dove dal 2013 al 2030 ci saranno investimenti a livello mondiale di quasi 1.600 miliardi di dollari». Innovazione e flessibilità saranno «determinante in un mercato che richiederà una sempre maggiore competenza e specializzazione». Carlo Mapelli (Politecnico di Milano), invece, si è soffermato sulle caratteristiche degli acciai usati nel comparto energetico, in particolare approfondendo le tipologie di materiali che rispondono ai nuovi trend di richiesta di questo comparto. Innanzitutto, illustra Mapelli, il fotovoltaico si appoggia «ad acciai da costruzione di uso generale, la cosiddetta tipologia "D", ossia piani profilati caratterizzati da buona deformabilità, un prodotto non semplice da realizzare». Per il solare termodinamico, la domanda riguarda «acciai inossidabili austenitici e ferritici che possano garantire buona conduzione del liquido vettore in ambiente corrosivo». L'eolico, dal canto suo, necessita di «acciai speciali da costruzione temprati e rinvenuti»; per gli ingranaggi, invece, la domanda si focalizza su acciaio da cementazione per via dell'elevata durezza superficiale e della buona duttilità. E, ancora, l'idroelettrico si concentra su acciai inox martensitici. Carlo Mapelli mette inoltre in guardia dall'utilizzo di acciai ad alto livello di azoto a scapito di quello di nichel, «progressivamente ridotto dal 2008 a causa degli elevati costi». Spostarsi su nuove tipologie di acciaio potrebbe risultare pericoloso: «Bisogna sempre tenere conto - avvisa Mapelli - degli effetti della formulazione chimica. Un elevato livello di azoto genera acciai instabili, che continuano il loro processo di trasformazione anche una volta depositati in magazzino, mutando le proprietà meccaniche rispetto a quelle fissate nel progetto». A rischio, in particolare, «i forgiatori, che possono incappare in rotture durante la forgiatura e che devono conseguentemente accollarsi maggiori costi per operare costantemente al di sopra dei 900°».
Infine, nella tavola rotonda moderata da Luca Orlando (Il Sole 24 Ore), Antonio Piga (procurement director di Ansaldo Energia), Ferrario e Alessandro Foresti (direttore di Turboden) hanno parlato dei processi di internazionalizzazione che hanno coinvolto, o che potranno coinvolgere, le loro aziende. «Se Ansaldo Energia dovesse essere venduta e passare ipoteticamente in mani estere, il baricentro dei fornitori cambierebbe a sua volta nazionalità». Lo ha affermato Antonio Piga. Ansaldo Energia, prosegue Piga, «è completamente indipendente dal punto di vista tecnologico, e ha tutte le carte in regola per continuare a camminare, sotto questo profilo, con le sue gambe». Una delle offerte depositate sul tavolo di Finmeccanica per l'acquisizione di Ansaldo Energia è arrivata da Siemens, presente questa mattina al convegno con Giuseppe Ferrario. Non conferma, Ferrario, né smentisce la natura dell'offerta, tantomeno la commenta. Limitandosi a considerare che nel settore «pesa la scuola tecnica, con le sue competenze e le sue sensibilità», elementi che nel caso di Siemens Vai sono italiani, pur contando su «un business globale di gruppo e su un marchio che è emblema di affidabilità».
Per espandere la sua attività al di fuori dei confini europei, Foresti ha iniziato a guardarsi attorno nel 2007-2008, alla ricerca di un socio esterno. «Inizialmente - ricorda - abbiamo cercato di stringere accordi con fondi private equity, e sembrava si stesse concretizzando l'interesse di un fondo italiano». La trattativa non ha visto uno sbocco positivo, ma nel frattempo è arrivata la manifestazione di interesse dell'americana United Technologies, «che è entrata con il 51% lasciando però la gestione ai soci storici». Turboden produce turbogeneratori basati sulla tecnologia Orc; in ciascuno, l'acciaio conta per circa 50 tonnellate, per un totale annuo «di 2.500-3.000 tonnellate approvvigionate in gran parte da produttori italiani», eccezion fatta per i casi «in cui i clienti stranieri ci chiedono espressamente di rivolgerci a imprese locali». La produzione, in ogni caso, «catalizza altre forniture», consentendo così l'allargamento degli affari ad altri attori della filiera nazionale.

Il futuro: tra nuove tecnologie e applicazioni rivoluzionarie. Questi due dei temi del convegno Fli in the techonology, organizzato da Siderweb in collaborazione con Fasternet e Cisco durante la seconda giornata di Made in Steel. Secondo Giuliano Noci, pro rettore del Politecnico di Milano, «si parla di social network e subito si pensa ai giovani, alle chat, allo scambio di informazioni "futili". Niente di più sbagliato».
Noci è convinto che fare riferimento al digitale non significhi parlare di un ambito tecnico. Tutt'altro: «le relazioni digitali avvengono comunque tra persone e necessitano di uno scambio di informazioni tra gli interlocutori». Scambio che può essere supportato dalla virtualità. Un sito web rappresenta infatti «un ponte verso il mondo, una vetrina costantemente aggiornata utile a qualificare la propria attrattività». Certo, per risultare attrattivi bisogna permettere di essere trovati. Tanto nei motori di ricerca, quanto sui social network. Strategia utile a sviluppare «le prime azioni commerciali nei confronti dei mercati emergenti». A tal proposito è necessario affermare la propria presenza anche nei confronti degli influenzatori della domanda dei clienti diretti, come pure degli utilizzatori finali. Sono pertanto indispensabili «strutture di marketing che non siano prettamente commerciali, ma che consentano la pianificazione, sulla scorta di studi e analisi adeguate, della stessa azione commerciale».
Secondo la visione del giornalista Elia Zamboni, vice direttore de Il Sole 24 Ore, «si parla di società digitale - dice - ma l'economia è meno digitale di quanto venga rappresentata. Le aziende sono sensibili alla tecnologia produttiva, meno a quella informativa e comunicativa». E sì, gli individui nella loro vita quotidiana sono «integrati, il 55% degli italiani accede regolarmente a internet, anche in mobilità», ma di contro solo il 20% delle imprese italiane utilizza la rete in modo adeguato «alle esigenze di comunicazione e non solo di vendita».
Responsabile di tale quadro «anche il digital divide - riflette Diego Zucca (Country SE Leader, partner organization Cisco Italia) - che non è mai trascurabile, anche qualora interessi una piccola fetta di popolazione». C'è un problema infrastrutturale, innanzitutto, che impedisce alle imprese di accedere a servizi adeguati: «La banda larga registrerà una domanda sempre crescente per garantire una comunicazione di qualità». E il problema italiano non è solo morfologico, «basti ricordarsi che Paesi con una morfologia più critica della nostra, si veda la Svizzera, hanno servizi molto più all'avanguardia, e da più tempo». E non risiede nemmeno nell'alfabetizzazione informatica, «che è sì ridotta, ma si tratta di una mentalità che va affrontata». E senza infrastrutture, manco a dirlo, «affrontarla è impossibile».

Il settore siderurgico sarà la testa di ponte per la creazione di una nuova politica industriale europea. Lo ha dichiarato Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea e Commissario responsabile di Industria ed Imprenditoria, durante il convegno inaugurale di Made in Steel. Tajani ha sottolineato che l'obiettivo comunitario è riportare «la manifattura continentale al 20% del PIL entro il 2020», questo in quanto «l'industria è un elemento indispensabile per garantire la ricchezza e la prosperità dell'Ue». Ci vorrà però, per raggiungere questa meta, un piano europeo, una politica industriale comune che possa rilanciare l'economia. A partire dall'acciaio, un comparto «irrinunciabile e determinante per l'automotive, le costruzioni e la cantieristica navale, settori dove il know how europeo è di grande qualità». Per far sì che l'industria europea possa continuare a generare ricchezza, oltre alla politica economica, secondo Tajani sarà compito dell'Ue intervenire anche «nella politica commerciale - che dovrà essere più incisiva - e con accordi commerciali che rompano il monopolio cinese sui mercati delle materie prime».
E una necessità di rinnovamento e di rilancio è quella che traspare anche dalle parole di Antonio Gozzi, presidente di Federacciai. Secondo il numero uno dell'associazione dei produttori siderurgici, infatti, «attualmente in Italia le acciaierie lavorano al 60% della loro capacità produttiva. Ciò nonostante i costi continuano ad essere molto elevati: finora ci siamo salvati grazie alla nostra grande flessibilità ed alla buona patrimonializzazione delle nostre aziende, ma non potrà continuare così all'infinito». Le parole chiave per il futuro dell'acciaio, per Gozzi, dovranno essere «innovazione, sostenibilità e cooperazione». Ciò si traduce nella «differenziazione delle nostre produzioni rispetto a quelle asiatiche, nella sostenibilità ambientale ed economia delle imprese, nella collaborazione tra aziende e nella razionalizzazione dell'offerta». I 25-27 milioni di tonnellate di output annuo di acciaio grezzo, livello a cui l'Italia è abituata da anni, in futuro «dovremo dimenticarli».
Una delle soluzioni a questa situazione sta nell'internazionalizzazione, elemento sottolineato sia dal vicepresidente della Fondazione Edison Marco Fortis sia dal presidente di ICE Riccardo Monti. Fortis, nel suo intervento, ha ricordato i punti di forza della manifattura italiana, che è la «quinta al mondo per valore aggiunto». Fortis, poi, ha spiegato che «l'Italia ha un potenziale di export incredibile: su 4000 cluster di prodotti non energetici e non alimentari, il nostro paese è in surplus per ben 2018 di questi, ed in 1215 di questi ha performance migliori della Germania. Solo questi valgono un export di 150 miliardi di dollari, pari al 7% del PIL». La manifattura italiana, quindi, «è ancora forte e deve far sentire la propria voce, soprattutto in Europa dove l'economia interna si sta contraendo a causa di un'austerità fine a sé stessa». Riccardo Monti, infine, ha sottolineato che «l'Italia è l'11° produttore mondiale di acciaio, ma il 6° esportatore. Il problema per la siderurgia, oggi, è che non genera utili». Per far sì che la situazione generale migliori, per Monti, «l'Italia dovrà fare come la Germania, che dal 2001 al 2011 è passata da un peso dell'export sul PIL del 33% al 50%».
L'acciaio e l'architettura: due mondi vicini che comunicano sempre di più. E i cui destini sono destinati ad incrociarsi ed a fondersi. Questo uno dei temi affrontati da L’architettura si libera con l’acciaio, il convegno facente parte del Progetto Building di Made in Steel e che è stato organizzato da Fondazione Promozione Acciaio durante la prima gionrata della manifestazione dedicata alla filiera siderurgica.
Moderati da Nicola Leonardi (direttore della rivista “The Plan”), tre architetti di fama internazionale hanno esposto le loro interpretazioni dell’acciaio nell’edilizia. Concetti, più che progetti, filosofia che si associa all’evoluzione delle società e, conseguentemente, dell’urbanistica e del modo di vivere le città. E che consente di restringere i tempi e semplificare e “pulire” le costruzioni. Hanno illustrato le soluzioni in acciaio adottate in alcuni dei loro lavori Silvio D’Ascia (Stazione di Porta Susa a Torino), Piero Lissoni (sede Matteograssi - Milano, Benetton Flagship Store - Istanbul, Conservatorium Hotel - Amsterdam) e Alfonso Femia (studio 5+1 AA, che ha realizzato gli uffici di Fieramilano Rho).
Le parole degli architetti sono state poi vagliate da due costruttori, Luca Benetti di Stahlbau Pichler e Danny Bagarolo di Bit Costruzioni, che hanno sottolineato come «gli architetti spesso sembrano chiedere cose impossibili». Attraverso ricerca e tecnologia, però, «si trovano le risposte -ha detto Benetti - alle esigenze da loro espresse». Presupposti fondamentali perché la ricetta riesca sono «l’onestà intellettuale e il dialogo virtuoso». Anche secondo Bagarolo parlare «è obbligatorio – considera Bagarolo –. Il dialogo dev’essere preliminare; una volta che c’è armonia a monte, poi si corre spediti, con il plus della rapidità di realizzazione concessa dall’uso dell’acciaio». Il committente «deve a sua volta esigere dialogo - è opinione di Benetti – perché è lui il fruitore reale del lavoro, colui che lo paga, lo usa e magari dopo vent’anni vuole assegnare all’opera una nuova destinazione. Il confronto e la condivisione consentono di trarre il massimo beneficio dallo sforzo congiunto di tutti gli attori».




La tua giornata in fiera è ancora più semplice con Made in Steel, la app della conference and exhibition della filiera dell’acciaio. Disponibile per Apple ed Android, il programma gratuito consentirà di ottenere tutte le informazioni “di servizio” necessarie ad organizzare la giornata in Made in Steel, consultare l’elenco degli espositori, effettuare ricerche sull’ubicazione degli espositori e sulla loro attività, fissare sulla mappa dei padiglioni gli espositori “preferiti”, organizzare la propria visita in fiera ed essere informati sul programma dei convegni e degli eventi che si terranno durante Made in Steel, anche tramite degli alert specifici.
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Conoscere, approfondire e riflettere. Questi saranno gli obiettivi dei 25 convegni, tavole rotonde e meeting che si terranno durante Made in Steel. Da mercoledì alle 10.30 a venerdì alle 16.30 ci sarà sempre un momento per fermarsi ed ascoltare le ultime novità e le prospettive per l’acciaio, per chiedere, per sentire le risposte, per confrontarsi e per arricchirsi. Si partirà, appunto, mercoledì 3 aprile alle 10.30 con il convegno inaugurale, organizzato da Siderweb, “Acciaio: una politica industriale per una crescita sostenibile” che vedrà la partecipazione di Antonio Tajani (Vicepresidente Commissione europea), Antonio Gozzi (Presidente Federacciai), Riccardo Monti (presidente ICE) e Marco Fortis (Vicepresidente Fondazione Edison), che si confronteranno sul futuro manifatturiero e siderurgico dell’Italia e dell’Europa. Il programma prevede poi l’analisi dei settori delle costruzioni (mercoledì alle 15 “L'architettura si libera con l'acciaio” e venerdì alle 10 “COSTRUZIONI IN ACCIAIO: Normativa e Marcatura CE nei prodotti. Cosa cambia con il nuovo regolamento UE n.305/2011 (CPR) e la UNI/EN 1090 nell’evoluzione delle NTC”, entrambi organizzati da Fondazione Promozione Acciaio), dei trasporti (venerdì 10 “Car, trucks and rail: sustainable trends” organizzato da Siderweb) e dell’energia (giovedì ore 10 “Power & Utilities: steel for energy and oil & gas application” organizzato da Siderweb). Inoltre, saranno approfonditi i mercati dell’inox (venerdì ore 10 “Stainless Steel Market Outlook” organizzato da Siderweb) e dell’acciaio al carbonio (venerdì ore 14 “Steel Market Outlook” organizzato da Siderweb). Ma l’offerta di convegni non finisce qui: i delegati delle Camere di Commercio italiane in Svezia, Svizzera, Germania, Tunisia, Marocco, Turchia, India, Brasile ed Emirati Arabi Uniti presenteranno i propri sistemi-paese, Industeel organizzerà due convegni, mentre un convegno sarà organizzato dalla Fondazione Nicola e Lina Leali, uno da AISEM, uno da CISCO e Fasternet (in collaborazione con Siderweb), uno da Video System e due momenti di riflessione saranno targati Eurometal.

Più espositori ed uno spazio espositivo maggiore. Si presenta con questo curriculum la quinta edizione di Made in Steel. Rispetto a due anni fa, infatti, l’area espositiva netta è salita da 9.200 metri quadri a 9.600 metri quadri, mettendo a segno un incremento del 4%. Ancor migliore, invece, è stata la partecipazione delle aziende: sommando espositori e coespositori dal 3 al 5 aprile 2013 saranno presenti alla manifestazione 312 aziende, contro le 249 del 2011, per un aumento del 25%. Tra gli espositori, il 76% è italiano, il 13% è estero e l’11% è una filiale italiana di multinazionale estera.

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Il comparto del building trova sempre maggiore seguito in previsione di Made in Steel. Oltre ad aver siglato un accordo di collaborazione con Fondazione Promozione Acciaio, la quale porterà ad una serie di iniziative dedicate al settore, è stato raggiunta una partnership con IPO Steelnetwork. L’associazione europea raggruppa tutte le organizzazioni nazionali che si occupano della promozione dell’impiego di acciaio nel settore delle costruzione, al fine di arricchirne ed aumentarne in maniera sempre più completa ed efficace l’utilizzo. Tutti i membri di IPO Steelnetwork hanno apertamente espresso la loro intenzione di cooperare reciprocamente nella direzione di intrecciare in maniera sempre più proficua le informazioni utili all’impiego di acciaio nel comparto del building. Nel settembre del 2007 hanno siglato un accordo comune il Belgio, la Francia, la Germania, il Lussemburgo, l’Italia, la Spagna e la Svizzera. Negli anni successivi, e precisamente nel 2008, all’organizzazione si è aggiunta la Svezia, seguita, nel 2011, dal Regno Unito. Coinvolgere IPO, per Made in Steel, rappresenta un importante passo per concretizzare l’attenzione rivolta verso i principali comparti utilizzatori di acciaio, tra cui compare quello delle costruzioni, al fine di rappresentare, nell’edizione 2013, un appuntamento dall’alto valore commerciale e informativo per tutti gli operatori del settore delle costruzioni.

Made in Steel stringe un’ulteriore partnership internazionale. E’ stato, infatti, accordato il patrocinio alla conference and exhibition della filiera dell’acciaio, che si terrà a fieramilanocity dal 3 al 5 aprile, da parte di Eurofer. L’associazione, sorta nel 1976 e con sede a Bruxelles, rappresenta il 100% della produzione di acciaio nell’Unione Europea. I suoi membri sono aziende e associazioni di produttori di acciaio che si trovano nell’Unione Europea. Sono inoltre membri le maggiori federazioni e i principali gruppi siderurgici che risiedono in Svizzera e in Turchia. Con questo spirito di profonda collaborazione, volto a rendere l’internazionalizzazione un aspetto cardine della manifestazione, va letta la prestigiosa partecipazione di Gordon Moffat, direttore generale di Eurofer, come relatore all’interno del convegno dedicato agli scenari globali del mondo dell’acciaio che aprirà il calendario degli appuntamenti di giovedì 4 aprile. All’interno della medesima conferenza, hanno già confermato la loro presenza anche Gianpietro Benedetti, presidente del gruppo Danieli e i vertici di Eurometal, l’associazione europea dei distributori siderurgici.
Esporre a Made in Steel offre imperdibili opportunità, scoprile con noi.
Se l’internazionalizzazione della tua azienda è il tuo obiettivo, non puoi perdere l’occasione di prenotare il tuo incontro B2B con i rappresentanti delle Camere di Commercio Italiane in India, Brasile, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Svezia, Germania e Svizzera. I delegati dei rispettivi paesi saranno, infatti, a tua completa disposizione per comprendere e dare risposte concrete a tutte le tue necessità di business, fornendo dati, prospettive, investimenti e preziosi suggerimenti per guidarti e accompagnarti nei tuoi progetti. Made in Steel metterà a tua disposizione un’ agenda su cui prenotare il tuo colloquio all’interno delle tre giornate di manifestazione.
Se cerchi il modo più efficace per far giungere ai tuoi clienti – storici o potenziali - o collaboratori messaggi fondamentali per la tua realtà industriale, prenota il tuo convegno privato nello “Speaker Corner”. Made in Steel, infatti, metterà a disposizione dei propri espositori, nel Padiglione 2, una sala conferenze attrezzata della superficie di 80 m2, con una capienza minima di 50 persone sino ad un massimo di 70, allestita per tutte le sue esigenze di comunicazione, a blocchi orari di 50 minuti ciascuno. Un modo unico per riunire attorno alla tua azienda, ai tuoi prodotti, una platea composta dagli operatori dei settori strategici al tuo business, in una cornice esclusiva e prestigiosa.
Se cerchi un modo semplice e intuitivo per sapere in anticipo chi visiterà il tuo stand o chi parteciperà con te a Made in Steel, il “Match making” è ciò che ti serve. L’organizzazione della conference and exhibition, infatti, metterà a disposizione degli espositori un elenco completo dei visitatori presenti, fornendo così la preziosa possibilità di entrare in contatto con gli operatori che più ti interessa incontrare e conoscere. Tramite questo database “d’acciaio” sarà possibile inoltre pianificare appuntamenti personalizzati. Esporre a Made in Steel significa credere nel valore delle relazioni. Non perdere l’occasione di entrare in contatto con il mondo.

“Work and life” rappresenta la trama tematica su cui si articolerà la quinta edizione di Made in Steel. Una scelta, quella effettuata dal Comitato di Indirizzo della conference and exhibition della filiera dell’acciaio, che trova le proprie radici nell’importanza dell’opera siderurgica, nella presenza costante e vicina dell’acciaio nella vita quotidiana di ognuno di noi. Nel movimento che in esso si genera, nell’energia che sprigiona, nella solidità della struttura che sa creare, nel rispetto della natura a cui deve aspirare. È proprio nella certezza della sublimazione dell’uomo per mezzo delle sue opere che Made in Steel intende inserirsi. Grazie alla particolare attenzione con cui verranno analizzati i principali settori utilizzatori – building, transportation e power and utilities – che il legame tra l’acciaio e la nostra vita si farà sentire con maggiore decisione, portando ciascuno di noi a constatare quanto una sua eventuale assenza scardinerebbe le certezze su cui la nostra vita si fonda. In questa direzione, Made in Steel organizzerà un ricco programma di convegni che affronteranno nella propria complessità le rispettive filiere dei settori utilizzatori, descrivendone attualità e prospettive. Inoltre, con lo sguardo rivolto, come sempre, al futuro, Made in Steel analizzerà la nuova geografia dell’acciaio. In particolare si approfondiranno le ricadute dell’accesso al mondo del lavoro industrializzato e dell’approdo a nuovi standard di vita di milioni di persone nei paesi in via di sviluppo e di come questo fenomeno stia modificando le dinamiche e le tendenze del comparto siderurgico a livello internazionale.
Carlo Mapelli, docente di metallurgia al Politecnico di Milano e membro del Comitato di Indirizzo di Made in Steel, è intervenuto questa mattina a Rai News 24, all’interno della rubrica “Meridiana”, per un approfondimento relativo alla questione Ilva. Intervistato da Roberto Vicaretti, al docente è stato chiesto di giudicare l’eventuale impatto che una chiusura, o una significativa riduzione della produzione del polo tarantino, avrebbe sul sistema Italia. Il panorama, secondo Mapelli, sarebbe attenuato attualmente nei toni a causa dell’overcapacity che caratterizza l’Europa, che permetterebbe di riversare sul mercato italiano – piuttosto appetibile – l’acciaio europeo in esubero. Ilva, però, consente pagamenti dilazionati: una prerogativa che verrebbe meno nel caso a vendere fossero attori diversi, o, magari, esteri. Ad esempio, il “gioiello tecnologico” – come definito da Mapelli – rappresentato dall’acciaieria Arvedi di Cremona, non avrebbe comunque la forza, pur producendo analoghi prodotti, di sostenere la richiesta dei clienti Ilva. La considerazione di fondo, sottolinea Mapelli, riguarda però l’efficienza dell’Ilva e la strategicità della produzione dell’acciaio nell’economia italiana: condizioni che, secondo Mapelli, rappresentano una forza di cui l’Italia, soprattutto in questo periodo, non potrebbe privarsi. Dopo aver rammentato gli investimenti che il gruppo Riva, negli ultimi anni, ha effettuato per la riqualificazione dell’impianto, Mapelli sottolinea come il piano di bonifica da 400 milioni di euro approntato dall’azienda già negli scorsi mesi, dovrebbe essere attuato per evitare che un ulteriore e dannoso tempo trascorra, senza limitare i problemi di emissione dell’azienda. “Strangolare l’impianto, facendogli mancare le materie prime, come si sta facendo” spiega il docente “rappresenta, a mio avviso, la peggiore delle soluzioni possibili”. Rilanciare l’Ilva, seguendo le direttive imposte dalla Procura, secondo il professore, avrebbe un impatto economico di diversi miliardi di euro, e coprire i parchi minerari rappresenterebbe un lavoro di natura estremamente ingente. Pur sottolineando l’ottimo stato patrimoniale dell’Ilva, Mapelli rammenta come, una richiesta di esborso da parte della società troppo elevato per risolvere le problematiche ambientali, metterebbe in ginocchio, fino al rischio di una liquidazione, l’intera realtà.

Made in Steel sotto i riflettori nell’ambito della seconda edizione dell’International Steel Trade Day che si terrà il prossimo 21 novembre a Düsseldorf. A seguito, infatti, dell’accordo stretto con l’associazione dei distributori di acciaio europei Eurometal, che raggruppa 3.500 aziende per un fatturato di 70 miliardi di euro, Fabio Rocca, consigliere delegato di Made in Steel, interverrà all’interno della giornata dedicata all’attività di trading in Europa per presentare e descrivere la quinta edizione della conference and exhibition della filiera dell’acciaio. Il suo intervento rappresenterà un’esclusiva opportunità per raggiungere, inoltre, le quattro branche che compongono l’organismo continentale: Dismet, l’associazione dei distributori europei di acciaio, tubi e metalli, Eassc che riunisce i centri servizio piani europei, la federazione continentale Nat.Fed che raccoglie tutte le associazioni nazionali dei distributori siderurgici e il gruppo di studio STSG che rappresenta i trader europei di prodotti siderurgici. L’alleanza con Eurometal sancisce un altro importante primato per Made in Steel: si tratta, infatti, del primo patrocinio che la conference and exhibition riceve da un ente internazionale. La presenza di Made in Steel all’interno degli eventi di Eurometal è solo l’inizio di una collaborazione estremamente fruttuosa, che ha già generato un ulteriore momento di grande rilievo. Il prossimo 4 aprile, all’interno di Made in Steel, verrà ospitato il 3° International Steel Trade Day. L’evento garantirà a tutti gli espositori la presenza di visitatori di primissimo livello provenienti da tutta Europa.

Internazionalizzazione, un obiettivo sempre più vicino alla conference and exhibition della filiera dell’acciaio. È stato infatti raggiunto un accordo di collaborazione tra Made in Steel e le Camere di Commercio Italiane negli Emirati Arabi Uniti, in Svezia, in Germania, in Brasile, India e Turchia. Un traguardo che permetterà di rendere la conference and exhibition della filiera dell’acciaio una vera piazza globale di business, informazioni e prospettive, fornendo agli espositori l’opportunità di stringere preziose relazioni che renderanno Made in Steel un appuntamento imperdibile, soprattutto per gli operatori domestici del settore. Viva la soddisfazione del consigliere delegato Fabio Rocca: «si tratta di un passaggio fondamentale nella storia della nostra manifestazione che coincide con un periodo economico altrettanto straordinario, seppur in negativo, per l’Europa e l’Italia in particolare». Una svolta determinante nell’evoluzione della manifestazione dedicata alla filiera dell’acciaio che «agevolerà incontri tra le aziende espositrici ed i rappresentanti istituzionali di paesi esteri, favorendo il trasferimento di know how e l’individuazione di opportunità - continua Rocca - soprattutto per quelle realtà che cercano nel mercato estero uno sbocco fondamentale per il rilancio del proprio business».

Made in Steel allarga la sua superficie espositiva. Il numero elevato di aziende che ha prenotato il proprio spazio ha portato alla decisione di ampliare di ulteriori 790 metri quadrati il padiglione 4. Un incremento che va ad attestare l’appeal sempre maggiore che la conference and exhibition dell’acciaio sta esercitato sugli operatori della filiera dell’acciaio e delle tre direttrici su cui verterà l’edizione 2013 dell’evento: power & utilities, automotive e building. Nel corso del mese di ottobre sono state oltre 20 le nuove prenotazioni. Tra i produttori, saranno presenti a Made in Steel 2013 Marcegaglia, Duferco Italia Holding, Stefana e Acciaierie Venete. Ha già riservato lo spazio espositivo il produttore di impianti siderurgici Tenova, così come il quello di refrattari Rosmetallkomplekt Jcs e quello di raccordi inox Bercellesi Berinox. La logistica verrà inoltre rappresentata da Tipes, Kamag Transporttechnik e da Industrie Cometto, mentre per il trasporto merci ferroviario sarà presente DB Schenker Rail Italia e tra le distributrici di macchine per movimentazione terra vi sarà Giori Ricambi. Specialisti negli imballaggi, Praim e Antalis Packaging Italia, hanno già confermato la loro partecipazione, così come, tra i centri servizio, Commit Siderurgica e Siderurgica Tocchet, con quest’ultima anche produttrice di profilati aperti. E ancora Giotta – azienda specializzata nel commercio di metalli e recupero rottami – con i gruppi d’acquisto Iron Group e Asa Group, il trader Stemcor, il produttore di punte per imballaggio Trafileria Punteria Ghezzi, l’editore di riviste specializzate R.T.S., l’azienda specializzata in sistemi per automazione e diagnostica Fae, il produttore di impianti per presse di forgia Oilgear Towler e la società specializzata in tecniche abrasive Ennebi completano il quadro delle iscrizioni del mese di ottobre 2012.


Power & utilities, transportation e building. Saranno questi tre dei filoni sui quali insisterà l’anima convegnistica di Made in Steel 2013. Insieme all’area espositiva, che vede una sempre maggior partecipazione da parte delle imprese, la seconda gamba su cui si regge la manifestazione prende forma, occupandosi di tre dei principali mercati di sbocco del comparto siderurgico. Transportation, costruzioni e comparto dell’energia, infatti, sommate contano per circa il 91% del consumo di acciaio europeo, ponendosi come indiscussi leader tra i settori utilizzatori. Durante la tre giorni di Made in Steel saranno organizzati convegni, tavole rotonde e dibattiti nei quali docenti, esperti di settore, analisti e operatori approfondiranno questi temi ponendo l’accento sui possibili sviluppi futuri di questi comparti e sulle prospettive per le aziende. Ma gli appuntamenti convegnistici di Made in Steel non finiscono qui: ulteriori temi che saranno affrontati e analizzati, saranno comunicati prossimamente.

Dopo una buona partenza di annata, il settore siderurgico ha mostrato una frenata, con alcuni dei principali indicatori dell’attività che sono scesi al di sotto del livello del 2011.
Produzione – Il comparto dell’acciaio nazionale ha fatto registrare un primo trimestre nettamente superiore al corrispondente periodo dell’anno scorso, per poi ripiegare nei successivi quattro mesi. Andando maggiormente nel dettaglio, tra gennaio e marzo si è registrato un output di 7,435 milioni di tonnellate di prodotti siderurgici, con un +6,4% rispetto al 2011. Da aprile, però, il dato della produzione ha iniziato a deteriorarsi, perdendo il 4,1% nel quarto mese dell’anno, il 3,3% a maggio, il 7,9% a giugno ed il 7,8% a luglio. Nei primi sette mesi dell’anno, quindi, la produzione complessiva è stata di 17,282 milioni di tonnellate, con una riduzione dello 0,7% rispetto all’anno scorso. L’acciaio italiano ha avuto una performance migliore rispetto all’Ue, dove l’output tra gennaio e luglio si è ridotto del 4,6% rispetto al 2011. A livello globale, invece, si è registrato un incremento dell’1%, per una produzione complessiva di 896,944 milioni di tonnellate.
Commercio estero – Più esportazioni, meno importazioni. Questo, in estrema sintesi, l’andamento del commercio estero italiano di acciaio tra gennaio e maggio (ultimi dati disponibili). Secondo le statistiche diffuse da Federacciai, nei primi cinque mesi dell’anno gli acquisti di prodotti siderurgici dall’estero sono ammontati a 6,205 milioni di tonnellate, con una riduzione del 26,3% rispetto all’anno precedente. Tutti i prodotti scendono, in particolare i piani (-31,6%), mentre reggono meglio i prodotti di prima (-9%) e seconda trasformazione (-7,3%). Sul versante delle esportazioni, invece, si segnala un incremento del 9,8% dei volumi, saliti a 8,208 milioni di tonnellate. Il risultato è stato reso possibile soprattutto dal buon exploit dei lunghi (+18,5% a 1,749 milioni di tonnellate) e dei piani (+14,7% a 3,769 milioni di tonnellate), mentre i prodotti di prima trasformazione cedono l’1,5%. Analizzando i dati per area geografica, si nota tra gennaio e maggio un calo dell’8,1% dell’import dall’Ue e una crescita del 3,5% dell’export, mentre per i paesi extra Ue c’è una diminuzione del 42% delle importazioni (arrivate a 2,620 milioni di tonnellate) e un aumento del 27,4% delle esportazioni (2,505 milioni di tonnellate).
Consumo apparente – Nei primi cinque mesi del 2012 il consumo apparente italiano di acciaio è ammontato a 10,386 milioni di tonnellate, con una riduzione di 2,695 milioni di tonnellate rispetto ai 12 mesi precedenti. Il calo percentuale è quindi del 21%.
Prezzi – L’andamento dei prezzi dell’acciaio in Italia ha seguito fedelmente quello della produzione. Nel primo trimestre, infatti, il superindice dei prezzi dell’acciaio al carbonio in Italia (calcolato da Siderweb sulla media delle quotazioni base partenza di coils, lamiere a caldo, lamiere zincate, tondo c.a., vergella, travi e laminati mercantili) è salito da 428,13 euro la tonnellata di inizio gennaio a 444,09 euro la tonnellata a fine marzo. Con l’indebolimento della produzione, invece, è iniziata una fase di discesa dei prezzi, che si è accentuata a partire dalla seconda metà di maggio, portando le quotazioni medie a fine luglio a 403,03 euro la tonnellata, il 5,9% in meno rispetto a gennaio.



La chiusura dell’Ilva creerebbe una voragine nel tessuto siderurgico nazionale, ma rappresenterebbe una minima parte rispetto all’effetto domino che potrebbe innescare sull’intera filiera degli utilizzatori. Questo il concetto cardine emerso dall’intervista realizzata all’Amministratore Delegato di Siderweb e Presidente di Made in Steel, Emanuele Morandi, da Simone Spetia, giornalista di “Focus Economia”, rubrica di Radio 24. Clicca qui per ascoltare l'intervento.

«Il provvedimento di sequestro parziale disposto dal Gip di Taranto che impone il blocco delle lavorazioni e lo spegnimento degli impianti delle aree che costituiscono il cuore produttivo dello stabilimento dell’Ilva, desta grandissima preoccupazione in tutti gli imprenditori metalmeccanici. In un momento così grave per l’economia del nostro Paese, incidere con decisioni così traumatiche sul più grande insediamento siderurgico europeo, rappresenta un colpo insopportabile non solo per la siderurgia italiana, ma per tutto il manifatturiero nazionale. Diventa ineludibile agire con la massima urgenza per trovare soluzioni condivise che, nel riconoscere l’impegno e i progressi compiuti dall’azienda sul terreno della tutela ambientale, consentano la continuità produttiva dello stabilimento. Non solo per il dramma degli 11.000 addetti del gruppo e delle migliaia di lavoratori dell’indotto ma per garantire la fornitura della materia prima indispensabile per tutti i settori dell’industria metalmeccanica italiana. Voglio credere che l’unione di intenti manifestata in questa occasione da Governo e parti sociali sia in grado di scongiurare un esito drammatico per l’azienda, i lavoratori e l’economia nazionale. Intendo, infine, esprimere anche l’amarezza mia personale per il provvedimento di limitazione della libertà personale nei confronti di un imprenditore, e dei suoi collaboratori, che ha garantito produzione e occupazione a Taranto rispetto alle sorti di tanti altri siti siderurgici nazionali». Queste le dichiarazioni rilasciate da Pier Luigi Ceccardi, Presidente di Federmeccanica.

L’Ilva di Taranto è un patrimonio del Paese, rappresenta uno dei migliori esempi di quanto l’Italia sia stata capace di fare per essere un moderno e importante Paese industriale. Lo Stato prima, e la famiglia Riva poi hanno investito ingentissime risorse per rendere lo stabilimento siderurgico non solo tecnologicamente all’avanguardia, per prodotti e processi, ma anche assolutamente in regola con le normative ambientali e ecologiche. Il significato economico di Taranto va ben al di là del pure ingentissimo peso occupazionale per l’economia dell’area, ma si estende a tutta l’industria italiana che lavora ed eccelle sulla trasformazione dei prodotti dell’Ilva di Taranto. Colpire Taranto significa colpire duramente questa filiera, con conseguenze economiche e sociali drammatiche. L’industria italiana, anche quella siderurgica, deve ovviamente rispettare tutte le leggi e in particolare quelle ambientali e quelle per la sicurezza sul posto di lavoro. Ma proprio qui sta il punto, perché la vicenda di questi giorni ripropone brutalmente il tema della reale possibilità per interi settori dell’industria di base (non solo la siderurgia) di rimanere a operare sul suolo patrio. Se, infatti, un impianto in regola con le norme ecologiche, dotato di “AIA”, nel mezzo di un percorso concordato di adeguamento continuo alle sempre nuove migliori tecnologie per la tutela della salute e dell’ambiente può essere chiuso dal provvedimento di un magistrato sulla base di opinabili correlazioni tra esistenza dell’impianto industriale e salute all’intorno, non vi è più alcuna certezza del diritto e della possibilità di svolgere il proprio lavoro in situazione di normale serenità. In Europa vi sono molti impianti come l’Ilva di Taranto. Ovunque istituzioni, imprese, parti sociali hanno lavorato di comune accordo per migliorare l’impatto ambientale e per raggiungere un equilibrio virtuoso tra ambiente e lavoro; così come si è fatto in questi anni per Taranto e anche recentemente per l’intelligente impulso del Governo italiano e in particolare del Ministro Clini e della famiglia Riva. Mai è avvenuto in Europa che provvedimenti unilaterali della magistratura bloccassero questo processo. La siderurgia italiana reagirà duramente a ogni tentativo di mettere in discussione, per una distorta ideologia ambientalista, la presenza dell’industria sul territorio e si batterà con tutte le energie di cui dispone per la salvaguardia di attività che rispettano la legge e che come tali vogliono continuare a operare. Chiediamo al Governo italiano e in particolare ai ministri Clini e Passera di compiere ogni passo possibile per garantire la continuità e stabilità dello stabilimento di Taranto e per procedere tenacemente sul sentiero del dialogo e della cooperazione fra le parti fino a ora perseguito. In questo momento tutti i siderurgici italiani si stringono con affetto e solidarietà alla famiglia Riva, e in particolare a Emilio e Nicola, colpiti da provvedimenti cautelari di cui presto verrà dimostrata l’inutilità e l’infondatezza.
Nell’apprendere la notizia del sequestro senza facoltà d’uso dell’area a caldo dell’ILVA di Taranto, ASSOFERMET non può non esprimere la propria fortissima preoccupazione per le sorti del sistema industriale e produttivo italiano, colpito in uno dei settori strategici e portanti dell’economia nazionale. Pur nel pieno rispetto delle prerogative della magistratura, ci sentiamo in dovere di esprimere solidarietà ad una Azienda ed ai suoi vertici sottoposti a provvedimenti così gravi proprio mentre sono impegnati, insieme alle autorità nazionali e locali, a trovare difficili ed onerose soluzioni a problemi di vecchia e lunga data. Anche se siamo i primi a pensare che il diritto per tutti di vivere in un ambiente salubre e dignitoso è traguardo irrinunciabile per una società giusta, ci è difficile accettare che la soluzione dei problemi non tenga conto della difficilissima congiuntura economica ed occupazionale che il Paese sta attraversando. ILVA è il primo stabilimento siderurgico europeo ed uno dei vanti del sistema industriale italiano. Azioni come quella che oggi colpisce questa realtà non solo mettono in grave difficoltà tutta la filiera dell’acciaio, che tutt’ora impiega migliaia di lavoratori nonostante la durissima crisi in corso, ma creano danni di immagine incalcolabili al sistema Italia, esponendolo ai giudizi poco edificanti delle comunità internazionali ed erodendo sempre di più il vitale patrimonio di credibilità edificato in anni di duro lavoro e sacrificio. Pertanto auspichiamo che le massime autorità competenti intervengano con carattere di urgenza, affinché l’operatività dell’ILVA di Taranto sia ripristinata nel minore tempo possibile, scongiurando così ulteriori grave ricadute sul comparto italiano dell’acciaio, nonché sull’intero sistema produttivo del Paese.
ASSOFERMET

Venerdì 27 Luglio, a partire dalle 17, Emanuele Morandi, Amministratore Delegato di Made in Steel e Presidente di Siderweb.com, interverrà all’interno della rubrica “Focus Economia”, in onda su Radio 24, e diretta da Simone Spetia, per un’analisi dettagliata relativa al sequestro dell’impianto siderurgico dell’Ilva di Taranto. Si tratterà di un intervento che andrà a toccare anche questioni di più ampio respiro, coinvolgendo anche la struttura economica del nostro paese, le anomalie che caratterizzano la vicenda, le conseguenze di un’eventuale chiusura e i dati di produzione del sito pugliese, oltre che dell’intero settore. Emanuele Morandi fornirà, inoltre, una spiegazione dettagliata del reale significato del sequestro dell’area a caldo dell’Ilva. “Seppure nel massimo rispetto delle indagini in corso e della inconfutabile legittimità di ricercare le reali responsabilità” dichiara Emanuele Morandi “non riesco ad immaginare l’Italia e la sua economia senza industria, così come un’industria italiana senza acciaio. Anche pensare al futuro dell’acciaio senza l’Ilva mi risulta impossibile, proprio come un futuro dell’Italia senza l’Ilva”.
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Coinvolgere le società attive nell’acciaio di India, Russia e Brasile in Made in Steel. Questo è stato l’obiettivo dell’incontro tra Luigi Cuzzolin, consigliere delegato ai rapporti con l’estero della conference & exhibition dedicata alla filiera dell’acciaio, e gli agenti di Fiera Milano provenienti dai tre paesi. Il meeting, frutto tangibile della collaborazione Made in Steel e Fiera Milano, ha confermato l’interesse degli operatori per la manifestazione che si terrà il prossimo 3-5 aprile 2013: «gli imprenditori del comparto fieristico incontrati – spiega Luigi Cuzzolin – si sono dimostrati molto interessati ad una manifestazione specifica della filiera dell’acciaio come Made in Steel. Abbiamo concordato una serie di azioni dirette con l’obiettivo di far conoscere la conference & exhibition nel loro paese, favorendo la partecipazione dei principali players del settore».
«L’interesse con cui i collaboratori esteri di Fiera Milano hanno accolto Made in Steel conferma la bontà della scelta della location di Milano – continua Cuzzolin, che conclude -, soprattutto nel processo di internazionalizzazione, necessario ed inevitabile per il futuro sviluppo dell’industria italiana».
Per visualizzare una breve scheda di analisi dei principali dati relativi al settore siderurgico di India, Russia e Brasile e dei loro interscambi commerciali con l’Italia clicca qui.

L’anima “conference” di Made in Steel scalda i motori. Il comitato d’indirizzo della conference & exhibition della filiera dell’acciaio, infatti, si è riunito nei giorni scorsi nella sede di Made in Steel per iniziare a discutere dei temi che saranno al centro della prossima edizione della manifestazione. I componenti del comitato sono professionisti, docenti, dirigenti ed attori di primo piano nel settore siderurgico e non solo: si va dal presidente di Federacciai Antonio Gozzi al vice direttore del Sole 24 Ore Elia Zamboni, dall’economista Marco Vitale al prorettore per la Cina del Politecnico di Milano Giuliano Noci, dal docente di strategia e politica dell’innovazione all’Università di Brescia Rino Ferrata al docente di siderurgia del Politecnico di Milano Carlo Mapelli, dal responsabile dell’ufficio studi di Siderweb Gianfranco Tosini all’amministratore delegato di Made in Steel Emanuele Morandi. La stella polare che dirigerà la rotta del comitato sarà l’individuazione di temi indipendenti ed autorevoli che interessino oltre agli operatori della filiera anche un pubblico più ampio, creando contaminazioni anche con altri settori.
Per leggere il curriculum dei membri del comitato d’indirizzo clicca qui.
Per visualizzare il video sulla prima riunione del comitato d’indirizzo clicca qui.
«Abbiamo trovato ciò che ci aspettavamo: un grande interesse verso l’acciaio». Con queste parole Fabio Rocca, consigliere delegato di Made in Steel, ha espresso la propria soddisfazione per l’esito della fitta agenda di incontri proposta dalla 13ma edizione del Meeting dei Segretari Generali delle Camere di Commercio Italiane all’Estero, tenutasi martedì 3 Luglio presso Palazzo della Ragione a Verona. Un’azione, quella sostenuta dai vertici di Made in Steel, per rafforzare con decisione l’indole internazionale della manifestazione, come dimostrato dai già presenti nomi esteri all’interno della lista di espositori. I rappresentanti di Brasile, Turchia, India, Marocco e Tunisia hanno sottolineato le rispettive pianificazioni di opere infrastrutturali da parte dei propri Governi, individuando in Made in Steel una possibile piattaforma su cui approdare al fine di ricevere preziosi contributi ed utili consulenze da parte degli espositori presenti alla conference and exhibition. Made in Steel, inoltre, ha posto come obiettivo che gli stessi rappresentanti governativi delle due nazioni siano presenti, a Milano, durante la manifestazione, affinché descrivano alla platea di presenti in quali direzioni intendono muovere i propri investimenti infrastrutturali. Ancora una volta, quindi, viene rimarcato il binario concettuale di Made in Steel, quello espresso dai termini “conference and exhibition”. Un binomio che rappresenta l’attenzione allo sviluppo del business e, contemporaneamente, alla condivisione di informazioni e di nozioni strategiche per il settore siderurgico.

Da Adelaide a Zurigo, passando per Pechino, Mumbai, Istanbul, Tunisi, Mosca e San Paolo. Sarà un giro del mondo in poche ore quello che Made in Steel intraprenderà il prossimo 3 luglio a Verona. La conference & exhibition della filiera dell’acciaio, infatti, parteciperà alla XIII° edizione del Meeting dei Segretari Generali delle Camere di Commercio Italiane all’Estero, un’occasione che consentirà a Made in Steel di ampliare i propri orizzonti e di proseguire il proprio processo di internazionalizzazione verso i paesi più interessanti per l’industria dell’acciaio. «La presenza di Made in Steel a questo incontro rappresenta solo una delle numerose azioni che stiamo compiendo sul versante dell’internazionalizzazione - ha dichiarato Luigi Cuzzolin, consigliere delegato all’internazionalizzazione di Made in Steel -. Dopo gli incontri con gli uffici consolari e le associazioni di categoria estere del settore acciaio, affrontiamo ora questa nuova tappa, indispensabile per la promozione della manifestazione e del sistema-Italia al fine di rendere la partecipazione a Made in Steel strategica per l’ampliamento del business dei nostri espositori anche al di fuori dei confini nazionali».

È giovane, cinese, studia in Australia ed ha una mente dalle straordinarie capacità. E Made in Steel crede in lui. Si chiama Haining Wang (nella foto) lo studente trentenne che la conference & exhibition dedicata alla filiera dell’acciaio ha scelto come destinatario di una borsa di studio presso I.S.E.O (Istituto di Studi Economici e per l’Occupazione) Summer School 2012, considerata una delle più prestigiose Summer School del mondo. Il corso si tiene dal 23 al 30 Giugno 2012 a Iseo, in provincia di Brescia. Si tratta di un ciclo di lezioni che raccoglie studenti universitari provenienti da tutto il mondo gestite, però, da docenti d’eccezione. Sono, infatti, premi Nobel a tenere le lezioni all’interno dell’istituto fondato nel 1998 dal professor Franco Modigliani del MIT di Boston, premio Nobel per l' Economia 1985. Dopo la sua scomparsa, Robert Solow, premio Nobel per l'Economia 1987 e collega di Modigliani per decenni all’università statunitense, è stato nominato presidente dell’Istituto. L’obiettivo prefissato da Modigliani, e portato avanti da Solow e dal suo staff, è porre l’attenzione su tutti i temi legati al mondo del lavoro, dello sviluppo e dell’occupazione attraverso lo studio delle discipline economiche e delle scienze sociali.
È con orgoglio che tutto lo staff di Made in Steel augura a Haining Wang le più grandi soddisfazioni che la prestigiosa I.S.E.O. Summer School gli potrà regalare.
Clicca qui per scaricare il curriculum vitae di Haining Wang.
Il comparto metalmeccanico «è invischiato nella crisi peggiore della sua storia» ma l’ “orgoglio metalmeccanico” potrà riuscire a trainare il comparto fuori dalle secche della stagnazione. Lo ha detto durante l’assemblea annuale di Federmeccanica Pier Luigi Ceccardi, presidente dell’associazione. Il numero uno dell’associazione, che rappresenta un settore grande consumatore di acciaio, ha rilevato che «tra il 2007 ed il 2011 il valore aggiunto della meccanica italiana è passato da 110,6 miliardi di euro a 100,2 miliardi. Questa riduzione ha portato ad una diminuzione di posti di lavoro di 260.000 unità. Inoltre nel primo trimestre del 2012 la produzione è scesa del 5,6% rispetto al primo trimestre 2011 e addirittura del 27% rispetto al primo trimestre 2008. Se non ci fossero gli ammortizzatori sociali rischieremmo di perdere altri 180.000 posti di lavoro». Anche se il momento è molto delicato, Ceccardi non si dà per vinto e rilancia puntando sull’ “orgoglio metalmeccanico”. «Siamo un’industria cruciale per il paese, con un export nel 2011 di 186,3 miliardi di euro ed un surplus commerciale record di 38,2 miliardi di euro. Anche se quando si pensa all’Italia ed all’eccellenza si pensa subito all’alimentare e alla moda, la metalmeccanica “pesa” all’esportazione molto più di questi due settori». Il comparto, però, rischia di impantanarsi a causa della diminuzione della domanda interna e al rallentamento dei consumi internazionali. Come potrà riprendere a crescere il settore? Secondo Ceccardi bisognerà «in primo luogo eliminare gli eccessi della finanza nell’economia. Secondariamente l’Italia deve valorizzare l’industria, abbassando la pressione fiscale, incentivando la produttività e varando una riforma del lavoro più incisiva di quella che sta per essere approvata in questi giorni». La situazione, ha concluso Ceccardi, «è critica ma la cosa peggiore da fare è rassegnarsi al declino: noi siamo intenzionati a confrontarci con i nuovi scenari e a vincere le sfide del mercato».
Per scaricare L’industria metalmeccanica in cifre, il documento redatto da Federmeccanica con i dati del comparto nel 2011, clicca qui.

Made in Steel sostiene la Protezione Civile per la ricostruzione delle zone colpite dal sisma in Emilia. La conference & exhibition della filiera dell’acciaio, insieme a Siderweb, ha infatti deciso di manifestare la propria vicinanza alla popolazione emiliana con una donazione alla Protezione Civile, impegnata nel sostegno alle persone che stanno affrontando i difficili momenti successivi alle scosse di terremoto. Le due società, inoltre, invitano tutti gli operatori del settore acciaio e tutti i cittadini che volessero contribuire all’opera di ricostruzione a sostenere la Protezione Civile nella sua attività di sostegno alla popolazione ad effettuare un versamento in queste modalità:
- sul c/c postale n. 367409 intestato a: Regione Emilia-Romagna - Presidente della Giunta Regionale - Viale Aldo Moro, 52 - 40127 Bologna;
- un bonifico bancario alla Unicredit Banca Spa Agenzia Bologna Indipendenza - Bologna, intestato a Regione Emilia-Romagna, IBAN coordinate bancarie internazionali: IT – 42 - I - 02008 - 02450 - 000003010203;
- un versamento diretto presso tutte le Agenzie Unicredit Banca Spa sul conto di Tesoreria 1 abbinato al codice filiale 3182
Il versamento dovrà essere accompagnato dalla causale “Contributo per il terremoto 2012 in Emilia-Romagna”.
In alternativa, da 29 maggio al 10 luglio mandando un sms solidale al numero 45500 saranno devoluti 2 euro alle popolazioni colpite dal terremoto.

Il comparto italiano dell’acciaio è una delle realtà più vive e multiformi del panorama siderurgico europeo ed internazionale. L’Italia, infatti, è il secondo produttore e consumatore di acciaio nell’Unione Europea ed inoltre, per la sua posizione geografica che la pone a stretto contatto sia con i Paesi sviluppati dell’Europa centro-occidentale sia con i Paesi emergenti del Mediterraneo, muove ingenti volumi di acciaio sia all’import sia all’export.
Produzione e consumo – L’output di prodotti finiti in acciaio italiano, nel 2011, è ammontato a 28,717 milioni di tonnellate, con un incremento di oltre l’11% rispetto al 2010. Entrando maggiormente nel dettaglio, la produzione di piani è stata di 14,412 milioni di tonnellate (+14% rispetto all’anno precedente), mentre quello di lunghi è arrivato a 12,888 milioni di tonnellate (+6%). La produzione italiana è concentrata soprattutto sul forno elettrico, che rappresenta circa i due terzi dell’output totale dell’industria nazionale, mentre l’altoforno (ne sono presenti tre sul territorio nazionale) produce il restante terzo dell’acciaio italiano.
Il consumo apparente di acciaio nel 2011 è 29,1 milioni di tonnellate, risultando il secondo in Unione Europea dopo quello tedesco. Il consumo pro capite italiano di acciaio è di circa 500 kg all’anno, dato che proietta l’Italia all’ottavo posto globale in questa particolare classifica dopo Emirati Arabi, Qatar, Corea del Sud, Taiwan, Repubblica Ceca, Slovenia e Giappone.
Import e export – Da sempre l’Italia è un Paese trasformatore di acciaio, contraddistinto da grossi volumi all’import ed altrettanti all’export. Nel 2011, sommando import ed export, gli operatori italiani hanno movimentato oltre 34 milioni di tonnellate di prodotti siderurgici, un numero ben superiore al consumo interno. Le importazioni totali di acciaio l’anno scorso sono ammontate a 17,374 milioni di tonnellate, con un aumento del 6% rispetto al 2010. Di queste, 8,769 milioni di tonnellate provengono da Paesi non facenti parte della comunità europea e 8,605 milioni di tonnellate da Paesi dell’Ue. L’export, invece, è stato di 16,966 milioni di tonnellate (+12% rispetto al 2010), delle quali 4,950 milioni di tonnellate destinate ai Paesi extra Ue e 12,016 milioni di tonnellate ai Paesi dell’Ue. Per ciò che concerne i prodotti, l’Italia è storicamente un importatore netto di semilavorati (per 2,7 milioni di tonnellate nel 2011) e di prodotti piani (per 2,411 milioni di tonnellate), mentre è un esportatore netto di prodotti lunghi (per 1,090 milioni di tonnellate) e di prodotti di prima e seconda trasformazione (per 3,648 milioni di tonnellate).

Dall’Italia alla Siria, dagli Stati Uniti alla Cina: il profilo dei visitatori di Made in Steel non è mai stato così internazionale. Nella quarta edizione della conference & exhibition dell’acciaio, infatti, hanno partecipato imprenditori, dirigenti e operatori provenienti da 46 Paesi del mondo. Di seguito un profilo dei visitatori italiani ed internazionali.
Italia – Proviene dal nord Italia il visitatore “tipico” di Made in Steel. Ben l’87% dei partecipanti italiani alla manifestazione, infatti, opera nel settentrione del Paese, contro il 6% che arriva dal centro Italia ed il 7% dal sud e dalle isole. Dal punto di vista professionale l’11% dei partecipanti a Made in Steel lavora in acciaieria, il 6% nei centri servizio, il 19% nel commercio di acciaio e il 20% nel mondo dell’utilizzo. L’8% è un agente siderurgico ed l’1% un commerciante di rottame. Per ciò che concerne i servizi collegati al mondo dell’acciaio, i visitatori che lavorano nella logistica sono stati il 3%, nei servizi il 6% e nel settore bancario l’1%. Il 17%, infine, appartiene ad altre categorie e l’1% ad associazioni di categoria.
Visitatori esteri - È un commerciante di acciaio proveniente dall’Unione Europea il visitatore estero “medio” della quarta edizione di Made in Steel. Degli oltre mille cittadini stranieri che hanno partecipato all’ultima conference & exhibition dell’acciaio, infatti, ben il 65% proveniva dai 27 Paesi membri della Comunità Europea, contro il 35% di visitatori in arrivo dai Paesi al di fuori dell’Unione. Tra i visitatori europei la parte del leone è stata appannaggio dei tedeschi, con l’11,4% del totale, seguiti dagli austriaci (7,4%) e dai francesi (6,4%). Uscendo dall’Ue, si nota che il 28% di chi ha partecipato a Made in Steel proviene dai Paesi europei non facenti parte dell’Ue. Tra questi spicca la forte presenza svizzera (17,5%) e turca (4,7%). I visitatori degli altri continenti si dividono tra provenienti dall’Africa (3%), dall’Asia (2%) e dalle Americhe (2%).
Sotto il profilo delle categorie di appartenenza, invece, il visitatore tipo di Made in Steel è un distributore di acciaio. I commercianti di prodotti siderurgici (23%) e i centri servizio (6%), assommano quasi un terzo del totale dei partecipanti esteri. Seguono a ruota gli utilizzatori di acciaio (21%) e i produttori di acciaio (12%), che precedono gli agenti (9%). Rimanendo nel comparto siderurgico, l’1% dei visitatori è un commerciante di rottame e l’1% appartiene ad un’associazione di categoria. Ampliando lo sguardo al di fuori dell’acciaio “puro”, il 6% degli operatori intervenuti è un fornitore di servizi alle imprese, il 3% fa parte del settore della logistica e l’1% delle banche e assicurazioni. Infine il 17% si è registrato come facente parte di altre categorie.
Per maggiori informazioni sui dati di accesso alla quarta edizione di Made in Steel www.madeinsteel.it
A pochi mesi dalla fine della quarta edizione di Made in Steel, la conference & exhibition della filiera dell’acciaio conferma la sua vicinanza al mercato e agli operatori siderurgici. Made in Steel, infatti, sponsorizzerà la settima edizione dell’European Stainless Steel Conference. La manifestazione, organizzata dall’Associazione Italiana di Metallurgia, si terrà tra il 21 ed il 23 settembre a Como e si pone l’obiettivo di analizzare ed approfondire, grazie alle testimonianze di esperti aziendali e del mondo accademico, gli aspetti tecnici e produttivi relativi all’industria dell’inox e i potenziali sviluppi futuri di questo mondo. Oltre alla tecnologia, il mercato sarà protagonista della tre giorni comasca. Il 21 settembre, a partire dalle 14.50,
Siderweb organizzerà la quarta edizione dello Stainless Steel Market Outlook, tradizionale appuntamento con il settore dell’inossidabile. Nel corso del pomeriggio il focus sarà riservato all’Italia: i settori utilizzatori saranno passati al setaccio di Gianfranco Tosini (responsabile centro studi Siderweb), Achille Fornasini (chief analyst Siderweb) analizzerà le curve dei prezzi saranno tramite gli strumenti dell’analisi tecnica, mentre Markus Moll (SMR) fornirà ai presenti una panoramica dell’andamento dei mercati internazionali. Infine, sarà lasciato spazio a due testimonianze di operatori primari del settore nazionale per una relazione sui mercati dei lunghi in inox e dei piani in inox.
Per maggiori informazioni sul programma e per iscriversi al convegno: www.siderweb.com e www.aimnet.it/stainless2011.htm
Dopo un periodo di incubazione e di studio e dopo molte interviste ad operatori del comparto dell’utilizzo, è in dirittura di arrivo la ricerca Clienti d'Acciaio. Lo studio, ideato da Siderweb e promosso da Made in Steel, si pone l’obiettivo di analizzare i comportamenti d’acquisto di chi compra e utilizza l’acciaio per la propria attività imprenditoriale e industriale, identificando le diverse modalità di approccio al mercato degli operatori e cercando di individuare le migliori risposte alle esigenze degli acquirenti. La ricerca è stata realizzata da Andrea Brasili (UniCredit), Rino Ferrata (Università di Brescia) e Gianfranco Tosini (Siderweb). Clienti d'Acciaio sarà distribuita gratuitamente a tutti gli espositori ed i visitatori di Made in Steel e potrà essere scaricata dai siti www.siderweb.com e www.madeinsteel.it.
Il futuro non è mai un regalo ma una CONQUISTA che si costruisce INSIEME.
"Made in Steel" ha rappresentato un importante momento di riflessione e di coesione per l'intera filiera dell'acciaio.
Abbiamo dimostrato che esistono ancora, nel nostro settore, uomini e donne, animati da coraggio, visione e soprattutto dalla Passione.
Il successo dell'edizione 2011, Steel For Life and Planet, lo dobbiamo anche a Voi, alla Vostra partecipazione "proattiva", alla qualità ed accoglienza dei Vostri stand, alla Vostra simpatia e alla Vostra professionalità.
Grazie di cuore e ..... arrivederci al 2013.
Emanuele Morandi
Amministratore Delegato Made in Steel

Made in Steel conferma il trend di crescita. La biennale dedicata al mondo dell'acciaio ideata da Siderweb.com e Brixia Expo - Fiera di Brescia - ha chiuso la quarta edizione con più visitatori, più espositori ed un assetto divenuto di fatto internazionale.
Sono infatti stati 13.500 (erano 12.000 nel 2009) e provenienti da 46 Paesi nel mondo i visitatori che hanno deciso di partecipare alla tre giorni di Made in Steel. Sono stati 248 gli espositori (erano 187 nell'edizione precedente) che salgono a quota 376 considerando tutte le aziende rappresentate. In crescita anche l'area espositiva, passata da 7.400 a 10.200 metri quadrati. Da segnalare la presenza di delegazioni estere ufficiali tra le quali quelle della Cina, della Bielorussia e dell'Austria.
Non solo acciaio. L'edizione 2011 di Made in Steel si è svolta lungo le linee dello "Steel for Life and Planet" perché l'acciaio del futuro porta con sé importanti sfide. Anche la siderurgia è chiamata a contribuire da protagonista ad uno sviluppo che sia sostenibile sotto tre aspetti: quello economico, quello sociale e quello ambientale.
«Siamo soddisfatti - ha commentato Emanuele Morandi, amministratore delegato di Made in Steel - dei risultati raggiunti. L'alta affluenza estera di alto profilo è il risultato di un cammino intrapreso due anni fa volto a fare di Made in Steel un protagonista internazionale nel mondo dell'acciaio. Aprire le porte al mondo era un obiettivo che ci eravamo prefissati da tempo. La risposta che abbiamo avuto dal mercato ci ha sorpreso più che positivamente, indicandoci la strada da seguire per la prossima edizione».
«In una fase economica - ha ricordato Morandi - in cui dobbiamo necessariamente interrogarci sul nostro futuro, Made in Steel ha saputo offrire alla comunità internazionale dell'acciaio una piattaforma relazionale unica nel suo genere perché business, conoscenza ed informazioni fossero le protagonisti di questo evento. Sviluppo sostenibile, mercati ed evoluzioni del settore siderurgico hanno fatto da cornice ad un appuntamento che vuole anche dare un forte segnale: l'acciaio è un componente fondamentale della vita di tutti noi e resterà sempre al centro dello sviluppo dell'economia e, più in generale, dell'uomo».
Ieri mattina è stata inaugurata la quarta edizione di Made in Steel, l'appuntamento biennale ideato da Siderweb.com e Brixia Expo - Fiera di Brescia, che farà di Brescia, fino al 25 marzo, la capitale dell'acciaio con 248 espositori (sono in tutto 376 le aziende rappresentate) e quattro delegazioni internazionali per una superficie di oltre 10 mila metri quadrati.
«E' nostra intenzione - ha detto Franco Tamburini, presidente di Made in Steel - offrire alla comunità siderurgica internazionale un momento di riflessione su cosa significhi appartenere al mondo siderurgico nel 2011. Stiamo uscendo, chi più e chi meno velocemente, da una crisi senza precedenti che si è abbattuta anche sulla siderurgia, uno dei pilastri dell'economia industriale del nostro Paese».
«Aprire il "sipario" della quarta edizione di Made in Steel che è venuta crescendo negli anni fino ad arrivare al riconoscimento di evento internazionale con una significativa presenza di espositori stranieri, fra i quali spiccano i bielorussi , gli austriaci, i cinesi, gli slovacchi, i serbi ed altri, è motivo di orgoglio - ha detto Carlo Massoletti, presidente di Brixia Expo - Fiera di Brescia -. Lo è non solo per gli organizzatori, a cui va il nostro più sentito ringraziamento per il loro prezioso impegno, ma è anche per il nostro Centro Fieristico Brixia Expo che dimostra la sua reale potenzialità, a testimonianza che chi ha creduto nella fiera fin dall'inizio aveva visto giusto perché è principalmente in queste "piattaforme d'affari" che si realizza la promozione e lo sviluppo della nostra economia».
«Brescia e acciaio si confermano un binomio inscindibile - è intervenuto Franco Bettoni, presidente della Camera di Commercio di Brescia - con un respiro internazionale grazie alla presenza di espositori, delegazioni ufficiali internazionali e visitatori provenienti da tutto il mondo. Vogliamo lanciare un segnale forte anche grazie a loro di come l'acciaio abbia tutte le risorse necessarie per superare questa fase congiunturale di difficoltà».
«Siamo molto soddisfatti - è intervenuto Piergiorgio Peluso, Responsabile della Rete Corporate Italia di UniCredit - di contribuire al successo di questo evento che ha l'obiettivo di sostenere un mercato come quello dell'acciaio che rappresenta una parte importante del nostro tessuto industriale. Con un portafoglio impieghi verso il settore che ammonta a quasi 2.5 mld di Euro, siamo già vicini al settore dal punto di vista "quantitativo" vogliamo esserlo anche dal punto di vista della qualità della relazione, è per questo che riteniamo importanti occasioni come questa, per confrontarci direttamente con le imprese e condividere le loro necessità. Per un settore come questo che ha una tradizione nobile e importante, guardare alle prospettive e al proprio ruolo nel futuro è essenziale; e di questo futuro vogliamo essere partecipi».
Made in Steel scalda i motori. Il 27 gennaio a Brixia – Expo Fiera di Brescia è stata presentata alla stampa la quarta edizione della manifestazione dedicata alla filiera dell'acciaio.
A meno di due mesi dall'apertura di Made in Steel 2011, è stata l'occasione per “togliere i veli” alle novità che riguarderanno la prossima edizione: più respiro internazionale e maggior attenzione alle tematiche della sostenibilità.
A parlarne sono stati Franco Tamburini ed Emanuele Morandi, rispettivamente presidente ed amministratore delegato di Made in Steel, assieme a Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai e consigliere di Made in Steel, e Carlo Massoletti di Brixia Expo – Fiera di Brescia.
«La domanda alla quale anche il mondo dell'acciaio è chiamato a rispondere per il futuro – ha spiegato l'a.d. di Made in Steel, Emanuele Morandi – è come contribuire ad uno sviluppo economico che sia sostenibile sotto tre profili: finanziario, sociale ed ambientale tenendo conto che il mondo stesso ha risorse limitate e dobbiamo cercare di consegnarlo intatto alle future generazioni. L'acciaio è intrinsecamente eco-compatibile perché riciclabile all'infinito. Inoltre è una materia prima fondamentale per contribuire allo sviluppo di energie alternative come l'eolico, il solare, l'idroelettrico ed il nucleare».
Made in Steel prenderà vita in una fase di mercato particolarmente delicata per il comparto nazionale dell'acciaio.
«Per la siderurgia italiana – ha detto Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai - il 2010 è stato un anno nel complesso positivo, ma non sufficiente a farci recuperare il terreno perso nel 2009. Lo scorso anno abbiamo prodotto 25,7 milioni di tonnellate di acciaio, il 29,7% in più del 2009. Restiamo però inferiori del 15,8% rispetto al 2008. L'Italia, come molte delle economie mature, ha difficoltà ad agganciare la ripresa a causa di una domanda piuttosto fiacca. Le ragioni sono da ricercare anche nell'eccessiva lentezza dei progetti infrastrutturali messi in campo dal nostro Paese».
«Il mercato dell'acciaio – ha continuato il presidente di Federacciai - si sta muovendo sempre più lungo le direttrici dell'internazionalizzazione e dello sviluppo sostenibile. Sono questi, infatti, i due binari che guideranno l'edizione 2011 di Made in Steel, il catalizzatore di una filiera strategica per la nostra economia come lo è quella dell'acciaio».
«Guardando al 2011 – ha concluso Pasini - intravediamo ancora un primo semestre in linea con il 2010. Solo nella seconda metà dell'anno potremo avere segnali di miglioramento».

Da sinistra: Carlo Massoletti, Giuseppe Pasini, Emanuele Morandi e Franco Tamburini
Dopo un 2009 segnato di venti di crisi, il 2010 mostra qualche timido segnale di miglioramento, ma il quadro resta ancora a tinte piuttosto scure. E' la fotografia scattata dall'osservatorio di Siderweb.com, il portale della siderurgia, che ha analizzato ben 500 bilanci del settore siderurgico nazionale passando in rassegna produttori, centri di servizio, distributori e commercianti di rottame.
Nel 2009, a soffrire di più sono state le acciaierie, seguite dai centri servizio, dalle trafilerie e dai commercianti di rottame. Seppur con sfumature diverse, le contrazioni superano in tutti i casi il 40% rispetto al 2008.
Per quanto riguarda la redditività, i centri servizio hanno riportato il calo più consistente, seguiti dalle acciaierie, dai distributori e dalle trafilerie. Le forge (cui Made in Steel riserverà attenzioni importanti nella prossima edizione), le fonderie ed i commercianti di rottame hanno fatto meglio, con un calo della redditività molto più contenuto ed un ROE rimasto su valori positivi.
I risultati dello scorso anno e le previsioni sull’andamento dei consumi e della produzione per il biennio 2010-11 – emerge dal report - rendono necessari interventi strutturali per fine di ricondurre la filiera italiana dell’acciaio verso i livelli di attività e reddituali simili a quelli pre-crisi.
Secondo Antonio Gozzi del Gruppo Duferco, «nonostante i risultati del 2009, siamo ancora vivi. Lo siamo perché le aziende siderurgiche sono partite da una situazione di forte patrimonializzazione. Gli anni ante 2008 sono stati floridi, ma senza famiglie di imprenditori convinte dell'importanza della siderurgia, oggi la situazione sarebbe ben più difficile».
«Il quadro è in evoluzione – ha sottolineato Franco Polotti, numero uno della Ori Martin -. La situazione nel 2009 è stata difficile ma ha sancito la transizione da un 2004-2008 splendido ad un nuovo ciclo che si aprirà in futuro. Ora vedo una piccola ripresa, ma non omogenea nei settori. Ad esempio, chi vive a contatto con l'edilizia sta soffrendo. Per guardare avanti anche la siderurgia deve puntare di più all'innovazione».
Per scaricare la prima parte dello studio "Bilanci d'acciaio" clicca qui
Due momenti della presentazione dello studio

L'Italia è tra i leader in Europa nella produzione di prodotti siderurgici piani. Tutta la filiera siderurgica italiana è ben presente in questo specifico comparto perché, forte di un apparato produttivo capace di sfornare fino ad oltre 14 milioni di tonnellate l'anno di piani, vanta anche un assetto distributivo altamente specializzato nella commercializzazione e lavorazione di coil e lamiere, sia di acciaio al carbonio sia di acciaio inossidabile, per elevato numero di imprese operative.
L'outlook di mercato (fonte Siderweb.com, 7 ottobre 2010)
La forza dell’euro, o meglio la debolezza del dollaro, sta mettendo in agitazione il comparto italiano dei piani. L’apprezzamento della divisa europea rispetto a quella americana ha provocato la diminuzione del costo in euro del materiale all’import, creando scompiglio tra gli operatori. La situazione, sia in Italia sia all’estero, è caratterizzata da una domanda non brillante e da una discreta disponibilità di materiale. L’atteggiamento delle acciaierie è ancora rigido: sia in Europa sia nei Paesi Terzi le quotazioni si mantengono sostanzialmente invariate, ma il materiale di questi ultimi Paesi, che quotano in dollari, oggi pare più conveniente rispetto al recente passato.
La notizia del calo dei prezzi in euro dei piani dei Paesi extra Ue sta preoccupando gli operatori, che temono l’inizio di un declino dei prezzi e che per questo motivo hanno tirato i remi in barca sul versante acquisti, fermando gli ordini in attesa di nuovi sviluppi. Per il prossimo futuro prevale l’incertezza: mentre qualcuno prevede l’inizio di una fase discendente delle quotazioni, altri operatori sottolineano che le acciaierie stanno ancora tenendo sul versante prezzi (il calo è solo legato al cambio euro/dollaro) e che presto sarà necessario operare un adeguamento degli stock su tutta la filiera.
La produzione italiana di prodotti piani nei primi sette mesi dell'anno (.000 ton, fonte Federacciai)

La produzione italiana di prodotti piani nei primi sette mesi dell'anno (.000 ton, fonte Federacciai)

Made in Steel approda a Mosca. E' di questa settimana, infatti, la partecipazione di una rappresentanza di Made in Steel ad una missione, organizzata da Pro Brixia (Camera di Commercio di Brescia) ed AIB (Associazione industriale bresciana), che ha gettato un nuovo ponte d'acciaio tra l'Italia e la Russia, due Paesi di grande tradizione siderurgica che negli ultimi anni hanno visto intensificarsi non solo gli scambi commerciali, ma anche le partecipazioni azionarie.
Italia-Russia è un binomio che ha suscitato un forte interesse anche in occasione degli incontri avvenuti con alcune delle più importanti realtà siderurgiche ed associazionistiche russe. Tra queste, Metinvest, Evraz, Mechel. E ancora RSPM (Russian union of Metal and Steel Suppliers) e Metallurmash (International union of metallurgical equipment producers). Non meno importante, l'incontro con Metal-Expo, la più importante fiera russa dedicata alla siderurgia, la cui sintonia con Made in Steel è apparsa immediata.
“In tutti i colloqui abbiamo riscontrato la massima attenzione e curiosità a capire cosa fosse Made in Steel – commenta il consigliere delegato di Made in Steel, Fabio Rocca -, compresa la parte relativa ai filoni di conference che verranno proposti, in linea con i temi portanti della manifestazione del green and global. Ha trovato ampio spazio la possibilità di una partecipazione diretta di importanti player internazionali nel panel dei relatori”.
Ed in tema prettamente fieristico, “è di particolare interesse la sintonia con Metal-Expo (che si terrà a Mosca dal prossimo 9 novembre) con il quale – prosegue Rocca – daremo luogo ad una reciproca visibilità, catalizzando l'attenzione del settore siderurgico russo verso il mondo italiano e viceversa”.
Analizzare l'oggi per interpretare il domani attraverso un caleidoscopio di idee e punti di vista. E' questo il compito assegnato al Comitato di Indirizzo di Made in Steel. E' composto da dodici importanti protagonisti del mondo accademico, economico ed imprenditoriale.
A loro, all'interno di un organo del tutto indipendente, è affidato il compito di affiancare Made in Steel verso la prossima edizione. Un'attività di natura strategica svolta grazie al contributo di una squadra eterogenea di alte professionalità. Una fucina di idee, pareri e progetti per il successo della manifestazione.
Tra gli obiettivi quelli di individuare i temi da affrontare ed approfondire durante la prossima edizione di Made in Steel, di fornire indicazioni in ambito strategico sulle direttive di sviluppo di Made in Steel e di promuovere e proporre l’attivazione di collaborazioni scientifiche, tecniche e strategiche in ambito internazionale, coerenti ed utili per lo sviluppo e l’innovazione della manifestazione.
Comitato di indirizzo:
Presidente Onorario
S.E. il Prefetto di Brescia Dott.ssa Narcisa Brassesco Pace
Presidente
Emanuele Morandi - Amministratore Delegato Made in Steel Srl e Presidente Siderweb SpA
Fanno parte del Comitato di Indirizzo:
Rino Ferrata - Docente di strategia e politica aziendale presso l’Università degli Studi di Brescia e autore del libro “L’acciaio diventa software”
Antonio Gozzi - Amministratore Delegato Duferco e docente di economia e gestione delle imprese logistiche presso l’Università degli Studi di Genova
Carlo Mapelli - Docente di Metallurgia al Politecnico di Milano
Giuliano Noci - Docente di Marketing al Politecnico di Milano e al MIP
Gian Luca Podestà - Ordinario di Storia Economica presso l’Università Bocconi
Claudio Teodori - Preside della Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Brescia
Gianfranco Tosini - Responsabile ufficio studi dell’Associazione Industriale Bresciana
Francesco Uberto - Amministratore Delegato ASO Spa e Presidente Giovani Imprenditori AIB
Marco Vitale - Economista d’impresa, presidente Vitale - Novello & Co Srl e presidente delFondo Italiano d’investimento nelle Piccole e Medie Imprese.
Elia Zamboni - Vicedirettore de “Il Sole 24 ore”
Lucio Chiappa - Amministratore Delegato ecomunicare – advertising e media relation – e membro International Advertising Association
AIM (Associazione Italiana di Metallurgia), Assofermet e Federacciai hanno sottoscritto il progetto avallando il proprio patrocinio. E' così che Made in Steel da oggi si rafforza grazie alla collaborazione di tre associazioni che da sempre costituiscono il "cuore" del mondo sidermetallurgico italiano, dalla produzione e distribuzione di acciaio, alla più alta specializzazione tecnica di settore.
Anche grazie a loro, infatti, Made in Steel potrà fornire ad espositori e visitatori un'offerta contenutistica di alto livello, toccando alcune delle tematiche più strategiche per l'intera filiera dell'acciaio (per proporre tematiche da affrontare clicca qui).
Giuseppe Manni (foto in basso), presidente di questo importante Gruppo veronese, la sua impresa è stata la prima a confermare la presenza a Made in Steel 2001, un appuntamento a cui non siete mai mancati. Perché ha ritenuto opportuno essere presente a Made in Steel?
Made in Steel è una vetrina importante dalla quale abbiamo sempre registrato ottimi risultati sia in termini di aggiornamento sulla situazione del mercato siderurgico, sia in termini di confronto commerciale incontrando i nostri fornitori e, in misura minore i nostri clienti. E' un modo per conoscerci, per informare sulle novità, per confrontarci sulle necessità al fine di trovare le migliori soluzioni sia in termini di prodotto che di servizio. In particolare manifestazioni di questo tipo sono importanti soprattutto in periodi di crisi come questo perchè il momento di incontro diventa maggiormente costruttivo: permettono di realizzare davvero, proprio per necessità, quel "punto a capo" dal quale molto spesso nasce l'innovazione e la scoperta di nicchie di prodotto e servizi che prima non erano stati presi in considerazione.
Made in Steel coniuga la conoscenza al "mero" business. Secondo lei, che importanza riveste oggi la "conoscenza" nella vita di un'impresa?
Come già accennato sopra, senza la conoscenza l'impresa non può sopravvivere: l'impresa fine a se' stessa è destinata a scomparire . L'impresa deve avere una visione aperta verso l'esterno, deve basare le sue fondamenta sul confronto: è solo conoscendo o anticipando i bisogni dei propri clienti, cercando di soddisfarli, che può pensare di sopravvivere. Made in Steel in particolare, è importante perchè permette il confronto di tutta la filera .
Made in Steel si proietta verso la quarta edizione all'insegna di un maggior coinvolgimento degli utilizzatori di acciaio nella convinzione che dalle sinergie di filiera si possano generare leve competitive per l'intero sistema. Cosa ne pensa a riguardo?
Siamo completamente d'accordo: nella filiera produttore siderurgico-centri servizio / distributori - utilizzatori, sono proprio questi ultimi i meno rappresentati nelle edizioni precedenti mentre, allo stato, sono quelli più bisognosi d'informazioni e di certezze nel difficile momento di volatilità di mercato. In fin dei conti, l'acciaio viene prodotto per loro e Made in Steel non può non collegare la produzione all'utilizzo passando per i centri servizi acciaio.
L'Italia come snodo dell'acciaio internazionale: Made in Steel, alla luce della "trasferta" tedesca al Tube & Wire di Duesseldorf (12-16 aprile), si rafforza oltreconfine. L'edizione del 2011, forte del consolidato format equilibrato di Conference & Exhibition, è stata al centro di un manifesto interesse di visitatori europei e non.
Premiante, secondo gli addetti ai lavori, l'essere una vera piattaforma di scambi culturali, di processi relazionali innovativi capaci di generare nuove opportunità di business, gettare "ponti" commerciali ed alimentare le forze sinergiche tra i diversi attori del mercato, dai produttori ai commercianti e trader, dagli utilizzatori ai fornitori di servizi.
Un sincero "grazie" dal team di Made in Steel a chi ha voluto soffermarsi al nostro stand per apprezzare le opportunità di business e di conoscenza offerte da un'evento unico nel suo genere e nella sua filosofia, quella di essere catalizzatore degli interessi non di un singolo comparto, ma di una filiera ben più lunga ed articolata.
