04 Oct 2017

«L’uomo, non la tecnologia, al centro dell’innovazione»

Senza innovazione, l’acciaio non potrà uscire indenne dalla contemporanea era del “new normal”, quella della sostanziale stabilità dilatata nel tempo di domanda e produzione di acciaio. «Siamo ad un bivio. La rivoluzione digitale sta creando grandi problemi, ma anche opportunità e possibilità finora inimmaginate per il settore dell’acciaio. Sono convinto che l’innovazione sarà una delle principali leve di crescita nei prossimi anni». Tra i relatori del quarto «Danieli Innovaction Meeting», che si è tenuto questa settimana nel quartier generale del gruppo a Buttrio, l’ad di Made in Steel Emanuele Morandi lo ha detto davanti ad una platea di centinaia di operatori e decisori dell’industria siderurgica europea e mondiale, provenienti da 70 Paesi. Una finestra, quella aperta dal gruppo friulano sul futuro dell’industria siderurgica continentale, per parlare di innovazione, tecnologie e competitività nel mercato dell’acciaio da qui al 2035.

«Credo fermamente nella necessità di investire in innovazione e conoscenza, così come dimostrato dal nostro lavoro, dal 2001 a oggi» ha detto Morandi, ricordando “Industria e acciaio 2030” e gli “Stati Generali dell’ACCIAIO”, nonché la Conference & Exhibition Made in Steel.

Ma di cosa parliamo quando si discute di innovazione nella filiera siderurgica? Oggi innovazione vuol dire anche differenziazione: delle tecniche di produzione, verso una sempre maggiore sostenibilità, così come dell’output, cui il mercato chiede una crescita in qualità e in servizio; ma anche della catena distributiva, della logistica e della comunicazione e marketing delle aziende dell’acciaio. «Si pensi solo a ciò che si potrebbe realizzare aprendo un dialogo con il mondo dell’architettura e del design, oggi relativamente ignorato».

Tutto, però, a una condizione: «Tali cambiamenti – ha concluso Emanuele Morandi – richiedono una sorta di rivoluzione copernicana dell’innovazione, perché al centro non c’è la tecnologia in sé, ma il capitale umano. Le sfide richiederanno esperienza e lungimiranza. L’uomo, con le proprie abilità, immaginazione ed educazione, dovrà suonare tutte le note a sua disposizione per comporre la più straordinaria delle sinfonie, quella sociale ed economica».

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