18 May 2017

Sì alla protezione, no al protezionismo: Arvedi, Benedetti, Gozzi e Pasini su dazi, innovazione e competenze a Made in Steel

Non l’Italia da sola, ma l’Europa che dovrebbe passare ad azioni più decise per proteggere i paesi membri da politiche di dumping, senza sfociare nel protezionismo; il futuro a breve termine della siderurgia europea; il bisogno vitale di innovazione e di nuove competenze, che a volte mancano. Made in Steel, nel suo secondo giorno di apertura che ha fatto segnare un incremento a doppia cifra nelle presenze, ha ospitato un inedito confronto tra alcuni big dell’acciaio italiano ed internazionale. A confrontarsi sui temi più caldi della siderurgia europea, in una Siderweb Conference Room da tutto esaurito, sono stati Giovanni Arvedi, presidente del Gruppo Arvedi; Gianpietro Benedetti, presidente del Gruppo Danieli; Antonio Gozzi, presidente di Federacciai; Giuseppe Pasini, presidente del Gruppo Feralpi.

Contro pratiche commerciali non corrette, «gli strumenti che l’Europa si è data negli ultimi anni sono deboli» ha detto Antonio Gozzi, presidente di Federacciai. Il caso dei 5 paesi produttori di coils a caldo, oggetto dell’investigation della Commissione Europea, «è “crystal clear” dal punto di vista delle politiche di dumping. Europa ha gli strumenti per governarle, che sono i dazi provvisori. Ma l’Ue ha deciso di non decidere. Il prezzo dei coils a caldo – ha ricordato Gozzi – ne ha risentito, abbassandosi di 40-50 euro la tonnellata». «Nessuno chiede dazi o protezioni, ma l’Europa si deve svegliare: ci sono paesi nel Nord deindustrializzati che non avvertono l’urgenza di questo problema», che erode redditività in un contesto in cui in media c’è una differenza di 150 dollari la tonnellata su questo prodotto a favore degli Stati Uniti rispetto all’Europa e in cui «innovazione presuppone capitalizzazione».

«Nessuno desidera protezioni sul mercato, è una visione miope. Ma auspichiamo un mercato libero e “fair”» ha dichiarato Giovanni Arvedi, presidente del Gruppo Arvedi. Oggi «la competitività delle imprese è legata anche alla rapidità con la quale rispondono al mercato», le cui funzioni sono state accelerate in modo deciso dall’avvento di internet. Per questo le due parole chiave sarebbero «energia e comunicazione»: «L’acciaio non morirà, malgrado i detrattori»; secondo il cavalier Arvedi, però, nel corso del processo di evoluzione della siderurgia «i grandi volumi li ritroveremo in Asia e Africa, non in Europa. Ci sarà un forte sviluppo dei prodotti, si andrà verso acciai sempre più leggeri, durevoli, resistenti e capaci di assorbire energie». Nell’automotive «l’acciaio vivrà e vincerà contro l’alluminio, contro le fibre al carbonio, costose da costruire e difficili da smaltire, contro i polimeri».

Un processo avviato, nel quale l’innovazione sta cambiando i modelli di business e di lavoro. «L’avvento del digitale ridurrà del 30-35% il personale nelle migliori acciaierie» ha affermato Gianpietro Benedetti, presidente del Gruppo Danieli. E nel quale la flessibilità e la capacità di rispondere alla richiesta dei clienti, al contrario delle logiche seguite finora, potrà fare la differenza: «Alla voestalpine Stahl Donawitz (in Austria, ndr) abbiamo avviato un treno vergella per acciai speciali grazie al quale dall’ordine alla consegna trascorrono solamente 15 giorni». Secondo Benedetti, quindi, «rimarrà sul mercato chi saprà innovare, migliorando prodotti, tecnologia e servizio», in un mercato globale che rimarrà «protetto per almeno i prossimi 5-10 anni» e nel quale mentre Trump spinge verso il protezionismo di area «nella protezione l’Europa stenta, siamo poco organizzati come Comunità quando tutti i paesi hanno messo dazi dal 10% sino al 40%».

Attenzione particolare è stata riservata da Giuseppe Pasini, presidente del Gruppo Feralpi, al recente passato del comparto siderurgico italiano, quando ha ricordato le battaglie da presidente di Federacciai in difesa dell’acciaio italiano e più in generale del manifatturiero nazionale. «Mi sono battuto perché la siderurgia italiana restasse tale. Vorrei invitare la politica – ha dichiarato – ad un bagno di umiltà, a guardare le imprese non come ad oggetti che si possono chiudere o aprire a piacimento, a ricordare che la manifattura è patrimonio dell’Italia». Per questo Pasini si è detto convinto che si debba «investire in nuovi prodotti di alta qualità ed in capitale umano», legando sempre più «il mondo del lavoro a quello della scuola, dell’università e degli istituti tecnici, come ha fatto la Germania prima di noi e come stiamo iniziando a fare anche in Italia». Non solo le tecnologie, è cambiato anche «il modo di lavorare degli addetti, sempre più specializzati». Si è intervenuti, modificandola, «sulla stessa organizzazione del lavoro. Solo chi ha saputo innovare ce l’ha fatta».


Anche nella seconda giornata di manifestazione, Made in Steel ha fatto registrare un incremento a doppia cifra delle presenze, +18% rispetto all’edizione del 2015. Made in Steel terminerà domani, venerdì 19 maggio.    


Made in Steel è un evento Siderweb – Quella che si sta tenendo a fieramilano (Rho, 17 – 19 maggio) è la settima edizione di Made in Steel, la principale Conference & Exhibition del Sud Europa dedicata alla filiera siderurgica. Creata e sviluppata da Siderweb, il principale organo italiano di informazione e consulenza specializzato sul comparto siderurgico, Made in Steel ha una doppia vocazione: ospiterà centinaia di espositori ed è consolidata occasione di business; conterrà, però, anche convegni e focus, cui interverranno analisti, operatori, associazioni ed istituzioni. Sarà inoltre sede della presentazione delle tesi conclusive degli Stati Generali dell’ACCIAIO.

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